il pandoro avanzato

Il pandoro avanzato…non esiste! Scusate, ma qualcuno doveva dirlo. Dal 7 gennaio inizieranno battaglie mediatiche a suon di ricette anti-spreco per salvare pandori, panettoni, torroni e cioccolatini dalla pattumiera…di chi? Certo, capita che si arrivi a carnevale inoltrato con ancora un panettone sulla mensola in alto, ma arrivare a inventarsi piatti gourmet per salvarlo mi sembra un po’ esagerato! Ammettiamolo, in un modo o nell’altro tutti i dolci natalizi finiscono sempre e non li lasciamo certo a rinsecchire in un angolo come i mandarini…o a rammollire in frigo come le carote! Godetevi queste feste e “spaccatevi” responsabilmente! Questo mese niente svuotafrigo, per salutarvi, solo un augurio: Buon Natale!

vale la pena

Il 7 è il mio numero preferito, ha significati diversi e tutti importanti in molte culture, ricorre spesso in tanti momenti della mia vita e in molti dischi che amo il brano numero 7 è quello che più mi coinvolge emotivamente. Il 7 mi rappresenta e per questo l’ho scelto anche per comporre il mio monogramma. L’ultimo mese di quest’anno siamo arrivati al mantra#7 e ho deciso che, per chiudere in bellezza, sarà l’ultimo mantra, l’ultimo a cadenza regolare se non altro. Questa è stata una categoria di post che mi ha spinta e stimolata a guardare regolarmente dentro di me, a chiedermi di cosa avessi bisogno per fare meglio, di cosa mi servisse dire (o farmi dire) e devo ammettere che questi sette mesi sono stati piuttosto colorati. Vi invito a rileggere i post: letti uno in seguito all’altro sono addirittura divertenti e gli sbalzi di umore sono lampanti, di mese in mese. Uno spasso.

Data l’importanza della cifra, ho scavato ancora più in profondità dentro al mio caos e ho scoperto che sto inseguendo qualcosa di non ben definito. A volte correndo veloce, altre camminando, cerco di raggiungere uno scopo dai contorni sfumati, sfumati come possono esserlo quelli di un sogno bellissimo di cui non si ricordano i particolari, ma solo che era, appunto, bellissimo e tanto basta. Ecco il mantra numero 7, il mantra che mi porterò appresso per tutto il 2018, perchè io questo scopo, questo sogno, questo…qualcosa…lo voglio definire e raggiungere quanto prima. Voglio farlo perchè sento che posso farlo e spero di cuore che, qualsiasi sia il vostro “qualcosa”, riusciate a raggiungerlo presto anche voi. 

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torta salata croccante

Avete presente quando sapete esattamente cosa mangerete a cena…e la cosa non vi entusiasma per niente? L’altra sera, per esempio, l’idea di petto di pollo e zucchine al vapore non è che mi allettasse un granché e il tempo da lupi con vento e pioggia che c’era fuori non faceva che peggiorare la situazione. Come fare quindi per rendere il contorno un po’ più allegro e…comfy? Ma come si fa da che mondo è mondo: lo si fa diventare una torta salata! Niente di nuovo insomma, se non per un ingrediente che mi ha risolto il problema del ripieno a volte un po’ liquido.

torta salata croccante 

  • 1 cipolla
  • zucchine (io ne avevo 3)
  • pancetta a cubetti
  • provola
  • pangrattato
  • 1 confezione di pasta sfoglia tonda
  • sale, pepe e olio q.b.

 

1. Tagliare grossolanamente la cipolla, unire i cubetti di pancetta e soffriggere lentamente in padella.

2. Una volta dorate e appassite le cipolle, unire le zucchine tagliate a pezzetti. Condire con sale e pepe a piacere e un filo d’olio (se necessario). Cuocere con il coperchio per una decina di minuti e poi ultimare la cottura senza coperchio per far asciugare l’acqua rilasciata.

3. Stendere la pasta sfoglia in una tortiera, bucherellare con una forchetta la base e ricoprire con un abbondante strato di pangrattato. Tagliare poi la provola a pezzettoni.

4. Farcire la pasta sfoglia con le zucchine e la provola . Aggiungere, infine, ancora un po’ di pangrattato e ripiegare la pasta i eccesso per creare il bordo della torta.

5. Cuocere in forno seguendo le indicazioni sulla confezione della pasta sfoglia.

Insomma, la più banale delle “ricette”, ma ho scoperto il “trucchetto” del pangrattato e ora le mie torte salate vengono sempre belle asciutte, croccanti e non si sfasciano quando le taglio. Vi fidate? Provateci!

 

 

 

Non ho ancora capito a chi appartenga, come virtù, la pazienza, ma so che in questi due mesi ne ho portata talmente tanta…Porto pazienza quando i fornitori rispondono alle e-mail solo dopo il secondo sollecito e anche quando – alla terza telefonata – mi dicono: “Guarda, porta pazienza ancora qualche giorno”. E va bene, portiamola questa pazienza…ma dove poi?! E a chi?! Che fatica…Onestamente? Faccio “si” con la testa (perchè non riesco ad arrabbiarmi come tutti?!) e poi 

Non mi sembra ci sia molto altro da aggiungere, anzi, chi desidera che questo mese arrivi al termine presto alzi pure la mano, che sto fondando un club.

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(Non credo che questo possa definirsi esattamente un mantra, ma spero lo scaricherete lo stesso, per solidarietà.)

bistorta cacao e marmellata

La bistorta può sembrare una Sacher, ma non lo è! Si tratta, invece, di una svuotafrigo a tutti gli effetti, grazie alla quale sono riuscita ad utilizzare (e finire) quel vasetto di marmellata di mirto – souvenir dalla Sardegna – che mi fissava in frigorifero da un bel po’! Una marmellata molto buona, ma con un sapore talmente intenso che proprio non riuscivo a mangiarne più di un velo, spalmata sul pane; per questo non finiva mai. Poi è arrivato un compleanno importante da festeggiare e ho pensato di usare quello che avevo in casa, as usual. Altro punto a favore della bistorta? È light: senza uova e senza burro!

bistorta cacao e marmellata | ingredienti per…una torta, ma ne servono due!

  • 170g farina
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • 130g zucchero di canna
  • 50g di cacao amaro
  • 250ml di latte
  • 1 vasetto di marmellata
  • mandorle tritate (quantità a piacere) 

1. Unire farina, lievito, zucchero e cacao amaro setacciati, mescolare bene e versare a filo, amalgamando, il latte intiepidito. 

2. Imburrare e infarinare uno stampo con la cerniera e infornare per circa 25 minuti a 180°C, in base al forno, ma con la prova dello stuzzicadenti non si sbaglia mai.

3. Con questo stesso procedimento, preparare due torte, una delle quali verrà privata della calotta per diventare la base su cui stendere il primo strato – abbondante – di marmellata e buona parte delle mandorle tritate.

4. Seguire il disegno per comporre la torta.

Una volta composta la bistorta, stendere un ultimo velo di marmellata sulla calotta e ricoprire con le mandorle tritate rimaste. Le candeline da spegnere? Colori e quantità a scelta!

dai c***o

Che settembre fosse diventato il nuovo gennaio s’era capito: buoni propositi ovunque, ma niente lucine o regali, semplicemente foglie che cadono e iscrizioni in palestra. A me poco interessa quale sia il mese migliore per formularli: con i buoni propositi ho i conti in sospeso da almeno 10 anni. Qualche giorno fa, sostituendo il portamonete, ho trovato un foglietto volante datato, mi sembra, 2012. A quanto pare scripta manent davvero, perchè l’elenco era quasi uguale a quello del 2007, ma anche a quello dell’anno scorso! Gli stessi identici propositi, i progetti e le idee rimandati per anni…ma come si fa?! Il mantra di ottobre è per tutti procrastinatori seriali, chi più (difficile) e chi meno di me: ognuno ha i suoi buoni motivi per i quali non riesce a depennare alcune voci dalla sua lista personale o paure che gli impediscono di realizzare progetti importanti, ma quando è troppo è troppo! Quindi, perchè non impegnarsi davvero questa volta? Forza su, smettiamo di raccontarcela, proviamoci tutti insieme! Tutti al grido della frase motivazionale per eccellenza, quella che Mr. Wonderful levati…Tutti abbiamo bisogno di dircelo e/o di sentircelo dire, quindi coraggio! Scaricate il mantra e fatemi sapere se vi ha dato la spinta che cercavate! Io vi terrò aggiornati!

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ciambellone multiuso

Puntualissima, con settembre e la pioggia, ritorna la ricetta svuotafrigo e la novità è che finalmente…si usa il forno! Dato che Madre Natura ora ci concede di vivere a temperature umane e non infernali come quelle di un mese fa, possiamo concederci il lusso di accendere il forno che, ora che verso le sei di sera inizia già a tramontare il sole e i piedi si fanno freddini…non è che ci dispiaccia. Non sarò mica l’unica a pensarla così?! Comunque, il ciambellone è nato dalla necessità di comfort food in mancanza di comfort food. Mica male come introduzione…

ciambellone multiuso | ingredienti per…mah, da 1 a 8 persone direi

  • 300g di farina
  • 250ml di latte
  • 50ml di olio evo
  • 3 uova medie/piccole
  • 200g di parmigiano
  • 1 bustina e mezza di lievito per torte salate
  • carote, sedano e cipolla q.b.
  • sale e pepe q.b.

1. Pelare e lavare 2 carote. Tritare le carote insieme ad una cipolla e un gambo di sedano e mettere a soffriggere con un bel giro di olio fino a che tutte le verdure non saranno morbide e ben amalgamate. 

2. Unire tutti gli ingredienti liquidi in una ciotola – latte, uova e olio – e amalgamare con una frusta.

3. Aggiungere poi la farina e il lievito setacciati, il parmigiano, sale e pepe. Unire, infine, le verdure fatte soffriggere in precedenza e mescolare bene.

4. Imburrare e infarinare uno stampo per ciambellone e versare l’impasto. Infornare a 180°C per 15/20 minuti, in base al forno.

Questo ciambellone, oltre ad essere molto buono da solo, è davvero multiuso, perchè – una volta tagliato a fette –  può sostituire il pane, si può velocemente preparare per un brunch, come contorno oppure con del formaggio spalmabile…o insieme ad una fetta di prosciutto, che ne so…accidenti che fame, ciao.

avere cura

Eravamo rimasti ad un difficile-da-ammettere “fa niente”. Credo di averla superata, credo. In ogni caso certe cose vanno affrontate, prima di tutto, volendosi bene, altrimenti non se ne uscirà mai. Non si uscirà mai da periodi no, difficoltà, dubbi, depressioni, scelte difficili da prendere…C’è bisogno che ci prendiamo cura di noi stessi, che abbiamo cura di noi. Subito dopo, quasi contemporaneamente, avremo cura anche degli altri, tutti gli altri, chiunque essi siano. Per cura non intendo coccole, affetto o abiti che non usiamo più. Cura, secondo me, è evidenziare e/o ammettere errori, non cedere alle nevrosi, confrontarsi educatamente, ricercare armonia, esigere rispetto, mantenere la lucidità, pensare alle conseguenze, essere onesti e tante altre “piccole cose” non esattamente semplici o in linea con i fatti più recenti. Che se ci pensiamo bene, “gli altri” siamo anche noi, quindi spero che riusciremo a prenderci tutti cura di noi stessi, tra di noi. Pensiamo e agiamo rimanendo più umani che possiamo. Urge cura. Abbiamo cura?

 

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due spaghetti veloci

Devo ammettere che, durante questa pausa estiva, un po’ per il gran caldo e un po’ perchè non siamo quasi mai stati a casa, non ho cucinato molto. Non ho proprio cucinato, in realtà. Certo, con 30°C in casa tutto quello che sono riuscita a comporre in un piatto sono stati ricotta, insalata, pomodori, tonno e riso freddo! Il frigo, in pratica, si è svuotato da solo. Che caldo comunque…

Capirete, a questo punto, la difficoltà nello scrivere una svuotafrigo in agosto (questo agosto), ma ho preso questa cosa dei post mensili veramente sul serio, quindi eccoci qua. L’illustrata del mese è estiva e molto facile, talmente facile che sono quasi in imbarazzo, ma la verità è che mi piace disegnare i pomodori. Non ditelo in giro.

due spaghetti veloci | ingredienti per due persone (o anche per una, dipende dalla fame)

  • 170g di spaghetti (crepino l’avarizia e la dieta)
  • 1 pomodoro medio/grande
  • pangrattato
  • erbe aromatiche (fresche o secche)
  • olio e sale 

1. In acqua bollente salata, far cuocere gli spaghetti.

2. In una padella, scaldare due cucchiai di olio e aggiungere quattro cucchiai di pangrattato, mezzo cucchiaino di sale fino e le erbe aromatiche tagliuzzate (nella quantità preferita). Far tostare e incroccantire il pane e i profumi rigirando spesso con una forchetta.

3. Una volta pronta, mettere da parte la panure e, nella stessa padella, far cuocere leggermente il pomodoro tagliato a pezzettoni con un po’ di sale e un filo d’olio.4. Versare gli spaghetti scolati nella padella con il pomodoro a pezzettoni. Lasciare insaporire la pasta insieme al sugo per un minuto spadellando un po’. Infine, impiattare gli spaghetti e guarnire con la panure alle erbe tiepida.

Tutto qua, non resta che mangiarsi questo piatto di spaghetti spaziale. Ci vuole quasi più tempo a spiegare come prepararlo che a farlo direttamente! Buon pranzo!

fa niente

Nella newsletter di luglio non ho nascosto il mio dispiacere per il fatto di essermi vista sfuggire un’opportunità, proprio sotto al naso. Ho avuto delle ore brutte, un pomeriggio, per l’esattezza. Poi, grazie al cielo, Qualcuno mi ha fatto tornare in me e ho iniziato a riflettere su quanto accaduto. Brucia, certo, ma il cerchio gira dicono. Fa niente allora, ci saranno ancora possibilità, occasioni da cogliere. L’importante è provarci sempre e non pentirsene mai. Il cerchio gira, fa niente, sarà per la prossima volta.

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